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Domenica 28 e lunedì 29 marzo 2010 siamo chiamati a decidere sia chi, nei prossimi cinque anni, governerà la Regione Calabria, sia quali saranno i nostri rappresentanti nel Consiglio regionale. Sui muri delle nostre case e ai lati delle nostre strade ci sorridono alcuni dei tanti candidati che hanno deciso di presentarsi a queste convulse elezioni amministrative. Simboli, slogan, immagini più o meno convincenti cercano di orientare i voti nel segreto dell’urna. A questo classico utilizzo di manifesti e di spazi pubblici si aggiungono le visite e le chiamate dirette, con le quali, nella nostra regione più che in altre, si cerca di “raccogliere” quanto si è “seminato”. Oggi mi rendo conto che ciò che ho tentato di seminare con le mie battaglie per la giustizia non si può raccogliere. Non subito. Non adesso. Le lotte per la giustizia – nate per la mia famiglia, diventate quasi subito affermazioni dei diritti di tutti coloro che si sono trovati o si potrebbero trovare catapultati in una realtà assurda, che purtroppo è radicata in questa terra – sono lunghe. Sono piccoli semi che hanno bisogno di cura e costanza, faticano a germogliare perché hanno bisogno di aria pulita e di libertà. Hanno bisogno di acqua limpida. Quei semi e i loro teneri germogli sono destinati alle mie figlie, ai nostri figli e ai nostri nipoti, ai quali mi sento - come, sono certo, Vi sentite Voi - in dovere di consegnare una terra un po’ migliore di quella in cui viviamo. Oggi, quindi, ho nulla da raccogliere. Nulla da chiedere. Ma so che arriva per tutti il momento in cui si deve decidere da che parte stare. In cui si è chiamati a ritirarsi a vita privata, oppure a continuare a combattere le proprie battaglie in prima linea. Chi di voi mi conosce sa che da cinque anni capisco fin troppo bene cosa significhi combattere in prima linea. Eccole, le ragioni che mi hanno spinto ad accettare l’offerta di una candidatura da indipendente nella lista di ITALIA dei VALORI: credo esista la possibilità di cambiare le cose, credo esistano ancora valori, credo esista ancora la libertà. Credo, soprattutto, che sia possibile iniziare a scrivere un nuovo modo di fare politica nella nostra terra: quello della vita e dei bisogni reali, di tutti i giorni, con una partecipazione diretta e costante, e non limitata, una volta ogni cinque anni, ad una croce e una preferenza da seppellire in un’urna. Io ci sono, e ci credo. Ci sono oggi, ci sarò domani, e dopodomani, e il giorno dopo ancora. Non ho nulla da chiedere. Ma insieme potremo continuare a seminare e accudire quei piccoli germogli, perché i nostri figli possano, presto, iniziare a raccogliere.
EPPURE IO CI CREDO. ANCORA. |
Mario Congiusta |
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